Un amore che trascende il tempo
Jan. 29th, 2015 10:10 amTITOLO: Un amore che trascende il tempo
FANDOM: Arashi
GENERE: Au, Fantasy, Sentimentale
PAIRING: Sakumoto (avevate dubbi? XD) Ohmiya, Tomapi
RATING: PG-15

Capitolo 14:
Solitudine
Era rimasto lì non sapeva neanche per quanto tempo.
Sho era svanito. Non c'era più. Non ci sarebbe più stato.
Sentiva dolore come se lo avessero appena preso a botte.
Semplicemente non avrebbe mai accettato di aver perso Sho.
Le sue ultime parole gli avevano scavato l'anima, lasciando un segno profondo che non sarebbe mai riuscito a sanare.
Insistentemente continuava a guardare nel punto in cui era sparito come se potesse riapparire, abbracciarlo forte e dirgli che non se ne sarebbe andato mai più.
Calò la notte, come un automa, raccattò tutto quello che si era portato dietro per il pic-nic. Prese la scorciatoia che Sho gli aveva indicato e si ritrovò ben presto sul sentiero principale.
Ci volle non più di mezz'ora prima di raggiungere casa.
Era distrutto e non solo fisicamente.
La casa gli sembrava troppo grande e vuota ora che era davvero solo. Non ci sarebbe più stato Sho a riempire la casa con il suo calore nonostante fosse un fantasma.
Come avrebbe fatto a sopravvivere da quel momento in poi senza di lui?
La mancanza di Sho gli faceva mancare anche il respiro.
Per quasi due mesi la vita di Jun si era trasformata in una vita da recluso per la maggior parte del tempo.
Usciva solo per andare a comprare qualcosa da mangiare quando non ordinava al take away.
Non era andato neanche una volta all'asilo a vedere come procedevano i lavori di rimodernizzazione.
Per quanto fossero impegnati, Nino e Satoshi, cercavano di coinvolgerlo il più possibile ma Jun si limitava solo a rispondere ogni tanto alle loro telefonate ma non apriva mai la porta quando questi si recavano da lui a casa.
Con i genitori, Minako e Masaki, si fingeva tranquillo e sereno per non farli preoccupare anche se Masaki aveva intuito che qualcosa doveva essere successo perché sentiva l'amico strano.
Ebbe conferma dei suoi sospetti un pomeriggio quando chiamò Nino. Sho era scomparso e Jun era distrutto.
Per i tre sembrava di rivivere la storia di Ririko-san che seppur si dimostrava allegra ed energica con tutti, in realtà era molto triste.
Alla donna però, Jun non riusciva a pensare.
Se esisteva davvero un altro mondo oltre la vita terrena, ora Sho e Ririko-san erano insieme e per quanto fosse stupido ed infantile pensare a questo, Jun ne era geloso.
Non riusciva a immaginare Sho al fianco di nessun altro che non fosse lui.
Ogni giorno sperava di vederlo sbucare da qualche parte ma i giorni passavano e Sho non tornava.
Sapeva che avrebbe dovuto mettersi il cuore in pace e andare avanti ma non ci riusciva.
Non poteva perdere quella piccolissima speranza che gli restava che gli faceva credere che forse, un giorno, Sho sarebbe tornato da lui.
Era ormai la metà di Agosto quando una mattina, Jun, che era sdraiato sul portico intento a guardare stancamente il laghetto del giardino. Sentì bussare forte alla porta.
“Apri Jun” intimò Satoshi con il solito tono calmo ma deciso.
Jun non rispose come faceva tutte le volte.
Si sarebbero arresi, avrebbero lasciato le borse con la spesa appese alla maniglia della porta e se ne sarebbero andati via.
Ma questa volta sembravano più insistenti che mai.
Li sentiva che continuavano a chiamarlo e bussare alla porta ma lui non si mosse. Non aveva nessuna voglia di vedere gente, soprattutto loro che lo avrebbero guardato con pietà e fatto una lunga paternale sul fatto di non lasciarsi andare così , che un giorno avrebbe trovato la persona adatta a lui viva e visibile a tutti.
Dopo mezz'ora, d'un tratto i colpi cessarono. Tutto tacque.
Forse era salvo ma d'improvviso si sentì un rumore come di un forte ronzio.
Andò all'ingresso restando di sasso.
La porta era stata disintegrata e non rimanevano che piccoli pezzi di legno e segatura ovunque.
A creare quella confusione era stata una motosega impugnata da qualcuno.
“Ni...Nino?!” chiese Jun allibito quando l'amico si tolse la maschera protettiva in perfetta sincronia con Satoshi “Siete pazzi?!”
“Può essere ma era un'emergenza”
“Che emergenza è così grave da distruggermi la porta di casa?”
“Ho già avvisato il falegname e il fabbro. Verranno nel pomeriggio a sistemare” lo informò Satoshi tranquillamente “Le spese sono a carico dello studio legale” aggiunse.
“Bene grazie dell'informazione ora potete andarvene” disse aspro Jun.
“Non così in fretta. Non abbiamo distrutto la tua porta solo per provare il giocattolino di Kazu”
“Può segare anche una quercia!” gongolò il ragazzo.
“Che volete?”
“Parlare con te Jun. E' tutta l'estate che te ne stai rinchiuso in casa e credo di sapere anche il perché”
“Mi sto godendo le vacanze in totale relax” mentì Jun ma anche alle sue orecchie non suonava realistica la cosa.
“Se n'è andato vero?” chiese l'avvocato sapendo già la risposta perché Jun aveva già le lacrime agli occhi.
Con Nino, che finalmente abbandonò la motosega, entrarono in casa.
Satoshi notò che la casa non era tenuta a lustro come ricordava.
Doveva essere davvero distrutto se un maniaco della pulizia come Jun lasciava andare allo sbaraglio la casa.
C'erano perfino delle bottiglie di superalcolici vuote lasciate sul tavolo della cucina.
“Sei diventato un alcolizzato?” chiese Nino ricevendo un'occhiataccia dal compagno “Sembra una distilleria!” si giustificò.
“Bevo ogni tanto...” mormorò Jun mettendo le bottiglie nel lavandino e mettendo a bollire un po' d'acqua per il tè.
“Dicci che è successo Jun” incalzò Satoshi sedendosi al tavolo, obbligando anche Nino a sedersi e stare zitto per ascoltare Jun raccontare.
“E' sparito che altro c'è da dire?”
“Sei sparito per quasi due mesi non credo che la cosa ti abbia lasciato indifferente...”
Dopo aver preparato e servito il tè, Jun si sedette di fronte agli amici iniziando a raccontare di quel giorno al lago Ashi.
Condividere gli ultimi momenti con Sho, gli riportò alla mente tutti i ricordi legati al fantasma e, come si aspettava, i due ragazzi lo guardavano con un misto di pietà e un'espressione alla: te lo avevamo detto che sarebbe finita così.
“Io lo amavo...” concluse Jun “Lo amo tutt'ora. E lui ha amato me! Lo ha dimostrato più di una volta e alla fine... si è dichiarato”
“Che importanza ha ora Jun?” chiese Nino “Mi dispiace vederti così giù ma non puoi ridurti in questo stato per uno che è morto anni e anni fa. Non c'è più e devi fartene una ragione”
“No non voglio! Voglio Sho!”
“Credo sia inutile cercare di farti ragionare” disse Satoshi che era stato in silenzio fino a quel momento per ponderare sul da farsi “Temo che a questo punto dovremo informare i tuoi genitori della situazione”
“Non ce n'è bisogno”
“Invece si. Perché ora la cosa sta diventando problematica”
“In che senso?”
“In queste condizioni non posso permetterti di tornare a lavorare al Kodomo no Ririko” dichiarò Satoshi sorprendendo anche Nino, non solo Jun.
“Cosa? Ma io...”
“Non posso lasciare che tu stia a contatto con dei bambini visto che vaneggi e ffai uso spropositato di alcool”
“Mi stai licenziando?”
“Ci sono molto vicino Jun” ammise Satoshi “Sei un bravo ragazzo, serio e diligente. I bambini ti sono affezionati e anche io e Masaki però non poso lasciarti a contatto con loro in queste condizioni pietose. Potresti distrarti a pensare a Sho in qualsiasi momento e mettere in pericolo te, i bambini e tutti quelli intorno a te soprattutto per il fatto che tu passi la maggior parte del tempo in cucina vicino al fuoco. No no no è fuori questione”
“Ma è il mio lavoro...Satoshi ti prego non licenziarmi!” lo supplicò Jun, preoccupato dopo giorni e giorni di qualcosa di diverso da Sho.
“A che ti serve un lavoro se hai deciso di annullare la tua vita completamente? A niente. Ci sono tante persone che hanno voglia di lavorare e ne hanno più bisogno di te” disse in tono duro l'avvocato.
Jun e Nino lo guardavano basiti.
“Toshi non ti sembra di esagerare?” provò a dire Nino al proprio ragazzo.
“Esagerare? E perché mai? Jun ha smesso di lottare e all'asilo abbiamo bisogno di persone positive!”
“Cosa vuoi delle macchine? Dei robot senza sentimenti per accudire i bambini?” chiese Jun.
“Mai detto questo. Anzi! Voglio delle persone motivate che sappiano aiutare i bambini a crescere. Quelli che vivono nell'istituto sono bambini senza genitori che vogliono solo un po' di amore e affetto come puoi pretendere di renderli felici tu che ti abbatti così? Questo non è più il lavoro per te” concluse Satoshi facendo per andarsene.
“Non puoi chiedermi di dimenticare Sho!”
“Nessuno te lo sta chiedendo. Lo amavi, vi amavate ma devi ricordarti che nonostante tutte le disgrazie che capita ogni giorno, ogni istante sul nostro pianeta... la vita va avanti! Non si ferma il mondo per nessuno! Succedono cose orrende e se ci buttassimo giù come fai tu non vivremmo più! Non ti sto dicendo di non pensare mai più a Sho ma di ricordarti che là fuori c'è una vita che vuole essere vissuta. La tua vita. E ti aspetta fuori da quella porta...”
“Porta che non c'è più...” precisò Nino.
“Dicevo...” riprese il filo Satoshi “C'è tanto altro nella tua esistenza. Tua sorella ha ripreso a vivere e grazie a Masaki. Hai i tuoi genitori, noi, i tuoi amici. Appoggiati a noi Jun... ti sosterremo”
Jun non sembrava molto convinto.
Non voleva in nessun modo dimenticare Sho ma Satoshi aveva ragione, non poteva mettere da parte la propria vita come aveva fatto Ririko-san. Forse non avrebbe mai amato nessuno come aveva amato Sho, ma doveva continuare a vivere perché Sho voleva così, perché lui se n'era andato epr permettergli di essere felice e avere un'esistenza normale.
No. Sho non sarebbe mai svanito. Non dal suo cuore almeno.
Abbracciò Satoshi e si lasciò andare ad un lungo pianto.
“Eeeeehi! Toshi è mio! Giù le mani!” brontolò Nino venendo tirato dentro all'abbraccio dei due.
Nei giorni seguenti, i due avvocati riuscirono a tirare fuori casa Jun.
Il ragazza si stava riabituando al mondo esterno, anche se non voleva essere di troppo tra di loro ma Nino lo rassicurava che lui e il compagno avevano i loro momenti di intimità.
I lavori all'asilo proseguivano senza intoppi e anche la casa per Masaki e Tomoo stava venendo fuori una meraviglia.
“Mancano ancora poche settimane alla fine delle vacanze estive” disse Nino stiracchiandosi una sera mentre erano a casa di Jun e stavano cenando.
Cena ovviamente cucinata da Jun con l'aiuto di Satoshi ma zero da Nino, come al solito.
La casa era ritornata a splendere.
“ti riposerai eh Kazu? Hai lavorato taaaanto” lo canzonò Satoshi accarezzandogli i capelli “Ora possiamo andare via per qualche giorno”
“Non ci chiudiamo in casa a fare sesso selvaggio?”
“Kazu!” esclamò Satoshi paonazzo.
“Che ho detto?”
Jun sorrise. Erano esilaranti quei due...a volte! A volte proprio per niente.
“E tu che farai Jun? Non ti rinchiuderai in casa vero?”
Ecco per l'appunto.
Alcune volte erano ficcanaso e impiccioni, soprattutto Satoshi.
“A dire il vero ho deciso di andare a Tokyo a trovare i miei genitori. Voi siete impegnati e i miei saranno di certo contenti di avermi per un po' di nuovo tra le scatole. Ne approfitterò per rivedere i vecchi amici...”
“Anche quel coglione del tuo ex cognato?” chiese Nino.
Jun non aveva più pensato a Shun.
L'ultima volta si erano lasciati in malo modo.
Jun non lo aveva cercato, troppo deluso dal comportamento di quello che credeva il suo migliore a amico e occupato più a passare il tempo con Sho.
“Forse, non sono ancora del tutto convinto di volerlo rivedere dopo tutto quello che ha combinato.”
“Starai bene?” chiese Satoshi apprensivo.
“Si tranquillo”
Così il giorno seguente,dopo aver fatto le valigie, Jun salì in macchina e partì alla volta di Tokyo.
Uscendo dalla città sentì quella famigliare sensazione di dolore ma cercò di scacciarla via.
Aveva promesso a Satoshi che avrebbe reagito il più possibile non lasciandosi travolgere dalla disperazione ma dentro di sé, sentiva di star facendo un torto a Sho.
Ma non era stato proprio il fantasma a lasciarlo affinché avesse una vita lunga e felice? Perché il gesto di Sho gli sembrava più egoistico che altruistico?
Al suo arrivo alla vecchia casa, il padre e la madre lo accolsero festosi. Lo tempestarono di domande su come stesse la sorella, come mai sembrava un po' deperito e se aveva trovato o meno l'amore.
Jun rispose a tutto ma, arrivato al punto di dover raccontare qualcosa sulla sua situazione sentimentale, non riuscì a trattenere una lacrima.
La madre lo abbracciò.
“Tesoro mio” lo coccolò.
“Problemi di cuore?” domandò il padre prendendo la mano del figlio.
“Ho...avuto dei momenti difficili...” ammise Jun “Avevo trovato una persona molto speciale... ma... mi ha lasciato...”
“Lasciato? Il mio bambino?”
“Mamma non sono più un bambino” le sorrise Jun sapendo che la madre voleva solo tirarlo su di morale.
“Se ti ha lasciato allora non capisce niente!” dichiarò Matsumoto-san facendo sorridere Jun “non sa cosa si perde! Mio figlio è il migliore di tutti!”
“Come sei orgoglioso del nostro Jun...”
“Ovvio! I miei figli sono la mia gioia più grande!”
“E io?” domandò la moglie.
“Ma sì anche tu!” divenne rosso l'uomo per poi arrossire ancora di più quando la donna gli scoccò un bacio sulle labbra.
“Tu resta tutto il tempo che vuoi tesoro. La tua camera è ancora al suo posto e seempre pronta per te!”
Jun l'abbracciò. Prima lei poi il padre. Si congedò e andò in stanza.
Gli sembrava di essere tornato adolescente.
Tutti i poster che aveva, erano ancora attaccati alle pareti. La bacheca con tutte le foto, i biglietti dei concerti e degli eventi a cui aveva partecipato, i film visti con gli amici, soprattutto Shun, erano ancora lì appesi.
Aveva pensato di togliere tutto e portarli con sé ad Hakone ma per fortuna non lo aveva fatto.
Lasciandoli al loro posto ritrovava l'atmosfera famigliare di quando viveva ancora con i genitori.
Quella notte, dopo molto tempo, dormì tranquillo.
Sognò Sho come tutte le notti, ma questa volta Sho non spariva in una fitta nebbia fredda, ma gli sorrideva e dopo avergli detto quanto lo amava, gli prometteva che mai più se ne sarebbe andato.
Si svegliò al mattino molto riposato anche se ci volle meno di un minuto per capire che quello era solo un sogno e lì con lui non c'era Sho.
Poiché non aveva nulla da fare ed era abbastanza presto, restò a poltrire nel letto.
Accoccolato nelle lenzuola, ripensava a quante cose erano accadute dall'ultima volta che aveva dormito in quello stesso letto.
Si sentiva profondamente cambiato. Molte delle sue convinzioni si erano perse lasciando il posto ad altre.
L'amore aveva bussato al suo cuore ma aveva comunque perso Sho.
Chissà se ora aveva trovato la felicità nell'aldilà.
Probabilmente ora era insieme alla sua famiglia dopo tanto tempo.
Si ricordò di quando incontrò il fantasma del fratello minore di Sho, Ryosuke-san.
Lui era riuscito a farsi una vita e...
Si tirò a sedere improvvisamente pervaso da una strana agitazione.
Perché il fatto che la dinastia dei Sakurai era comunque proseguita destava il suo interesse?
Quelle persone non avevano mai avuto che fare direttamente con Sho. Non lo avevano mai conosciuto.
Cercò di ricordare come si chiamasse il figlio di Ryosuke-san...glielo aveva detto...vero?
Saltò fuori dal letto e corse in cucina sperando di trovare a casa la madre. Fu fortunato.
“Mamma!”
La donna sussultò.
“Tesoro mi hai fatto prendere un colpo! Che succede?”
“Tu conoscevi Ryosuke-san?”
“Chi?”
“Si... Sakurai Ryosuke...”
“”Beh... si un po'. Era il fratello di Sakurai-san, l'amore di mamma Ririko. So che viveva ad Hakone ma è morto...”
“Si lo so”
“Come mai mi chiedi di lui?”
“Così... curiosità”
“Più che conoscere Ryosuke-san, conoscevo un po' meglio il figlio, Shun. Ha pochi anni meno di me e so che anche lui si è trasferito poi qui a Tokyo tempo fa...”
Shun! Ecco il nome!
Lo stesso nome del suo migliore amico, ex migliore amico.
“Sai dove vivono?”
“Eh? No non lo so non eravamo così in confidenza. Mi ricordo che presenziò alla celebrazione per il funerale di papà e quello di mamma... nonna Ayano. A quelle di mamma Ririko non l'ho visto” spiegò la donna “Ma come mai tutte queste domande tesoro?”
“Semplice curiosità”
La madre lo scrutò attentamente.
“Hai qualcosa a che fare con loro?”
No. Non aveva niente a che fare con loro. Non con quei Sakurai.
Però pensare a quella famiglia gli faceva credere di essere ancora vicino a Sho.
Forse stava davvero diventando come Ririko-san. Ossessionato dal ricordo di Sho.”
“Tesoro...c'è qualcosa che vuoi dirmi?”chiese la donna guardandolo preoccupata.
“No mamma. Va tutto bene”
La madre lo abbracciò stretto.
Dopo aver fatto colazione con lei, Jun tornò in camera, restando da solo in casa dopo che la madre uscì per andare a fare la spesa.
Prese il tablet e si mise alla ricerca.
“Sakurai...Shun...”
Trovò tra i risultati della ricerca il sito delle industrie Sakurai di cui l'uomo era il presidente.
C'era pure una foto.
L'uomo assomigliava molto a Sho, si vedeva che arrivavano dallo stesso ceppo famigliare.
Era curioso di sapere sempre di più su quella famiglia.
Cercò l'indirizzo della loro abitazione. Si cambiò velocemente ed uscì di casa salendo in macchina.
Non sapeva esattamente che stava facendo, ne aveva idea di cosa avrebbe fatto una volta trovata la casa dei Sakurai.
Avrebbe suonato il campanello? E cosa avrebbe detto in questo caso? Sarebbe allora rimasto in disparte a osservare come uno spettatore al cinema la vita di qualcun altro? Non lo sapeva proprio.
Sembrava come se una forza invisibile lo spingesse verso quella famiglia.
O forse, era Sho a guidarlo verso la famiglia di suo nipote.
Trovò la casa giusta dopo aver girato un bel po' per Minato.
La casa enorme era in stile occidentale,a guardia del grande cancello in ferro c'erano delle telecamere per cui Jun fu subito scoraggiato da qualsiasi malsano pensiero di sgattaiolare in casa come aveva fatto ad Hakone.
Si fermò in una piazzola di parcheggio non troppo lontano restando in attesa di qualche movimento che però non avvenne. Sembrava un poliziotto in un appostamento.
Per molto tempo non successe nulla. Nessuno uscì e nessuno entrò.
Ma cosa ci sto a fare qui? Che ne ricavo ad aspettare?
Loro non sanno niente di Sho, se non che il fratello del nonno paterno si chiamava così ed è morto in guerra.
Sospirò lasciandosi andare contro il sedile. Stava per mettere in moto l'auto e andarsene quando finalmente il cancello si aprì e ne uscì una ragazza a piedi che iniziò a incamminarsi per il viale.
Senza pensarci due volte, Jun la seguì a distanza di sicurezza.
Voleva vedere dove stava andando.
Probabilmente a fare shopping, o a incontrarsi col proprio ragazzo ma una voce dentro di sé continuava a ripetergli di seguire quella ragazza che, quasi sicuramente, era la figlia di Sakurai Shun.
La ragazza si fermò alla fermata dell'autobus che pochi minuti dopo arrivò facendola salire a bordo.
Come al solito c'era un po' di traffico ma Jun non perdeva di vista il mezzo di trasporto.
Era troppo curioso di scoprire qualcosa.
Dopo una quarantina di minuti, finalmente la ragazza scese, proprio davanti alla fermata davanti all'ospedale universitario della città. Ed era lì che era diretta.
Jun cercò al volo un parcheggio e le corse dietro per non perdere le sue tracce.
Si sentiva uno stalker.
La ragazza andò al bar dell'ospedale e ci mise un sacco a mangiare un panino ma, non contenta, si fermò un sacco alle macchinette.
Jun era irrequieto.
Quella era stata a casa tutta la mattina e andava a mangiare all'ospedale?
Il ragazzo stava per sbottare e dare una testata alla sconosciuta quando arrivò una donna.
“Eccoti Mai”
“Mamma ciao”
“Dov'eri? Ti aspettavo molto prima per il cambio”
“Scusa mi sono svegliata tardi e ho fatto più in fretta che potevo. Ho mangiato un panino giù al bar” spiegò la figlia buttando il bicchierino del caffè nel cestino.
Dormigliona e pure bugiarda. Ha fatto tutto con estrema calma.
Pensò Jun seduto su una delle sedie messe a disposizione, facendo finta di guardare qualcosa nel telefonino.
“Ho capito...”sospirò la madre, anche lei molto poco convinta delle parole della figlia “Non dovrei tardare molto e poi anche papà dovrebbe arrivare tra un po'”
“Niichan... nessun miglioramento?” chiese Mai alla madre che scosse il capo tristemente.
Niichan?
La donna salutò la figlia con un bacio sulla fronte, poi si voltò e intercettò lo sguardo di Jun che dissimulò alzandosi e andando a una delle macchinette. Era così agitato quella gli fregò i soldi.
“Mannaggia”
“Le ruba sempre questa stronza” disse Mai avvicinandosi. Era soli ora.
“Eh? Come?”
Mai diede un colpo alla macchinetta che risputò fuori i soldi di Jun.
“Che colpo da maestro”
“Mi ha fregato un paio di volte ma io ho imparato a fregare lei” sorrise.
“Sei una tecnica delle macchinette di caffè?” chiese Jun.
“No... è solo la forza dell'abitudine...” disse la ragazza con una punta di amarezza nella voce.
“Mi dispiace di essere stato scortese. Mi chiamo Matsumoto Jun. Grazie per avermi aiutato”
“Figurati. Io sono Sakurai Mai”rispose la ragazza e Jun notò che era leggermente arrossita “Anche tu qui per un tuo parente?”
“Si... più o meno. E tu?”
“Per mio fratello maggiore... sto andando da lui” affermò incamminandosi. Jun non sapeva se seguirla o meno. Era arrivato fin lì e poi? “Ti presento mio fratello se vuoi”
Jun annuì e la seguì tra i corridoi dell'ospedale che puzzavano di disinfettante.
Provava una strana agitazione mentre entravano nel reparto di terapia intensiva. Se il fratello della ragazza si trovava lì doveva essere molto grave.
Si fermarono davanti a una stanza con una grande vetrata in cui si poteva vedere il paziente attaccato a vari macchinari medici.
Jun si avvicinò al vetro, posandovi sopra la mano quando rimase scioccato.
“Ma....quello.... io....”
“Matsumoto-kun quello è mio fratello... Sakurai Sho”
no subject
Date: 2015-01-29 01:37 pm (UTC)no subject
Date: 2015-01-29 09:46 pm (UTC)Scrivi betty ne voglio ancoraaaaaaaaaa.
no subject
Date: 2015-01-31 03:56 am (UTC)Urge una citazione
Non abbiamo distrutto la tua porta solo per provare il giocattolino di Kazu”
“Può segare anche una quercia!”
Non ti dico cos'ho pensato, perchè anche Nino è arrossito XDDDDDDDD
no subject
Date: 2015-02-01 12:44 pm (UTC)Bravi Ohno e Nino che hanno aiutato Jun a uscire di casa...Nino che butta giù la porta mi ha fatto troppo ridere. XD
Scrivi prestoooooooo devo sapereeeee!!!!
no subject
Date: 2015-02-02 03:50 pm (UTC)sappi che ti amo u___u
Era questo che aspettavo, un super risvolto da infarto *_______* a momenti ci finisco io in un letto d'ospedale XDD ma mi si è accesa di nuovo la speranza per loro due <3<3<3<3<3<3
Tra le mie ottocento ipotesi e idee XD c'era anche quella di andare ad indagare sulla famiglia di Sho, ma questo non me lo aspettavo e sono troppo felice *__________________________*
Jun solo tu puoi risvegliarlo, lui aspetta solo te <3
Voglio sapere quanto possono essere collegati il nostro fantasmino e il pronipotino *_________* magari non lo sono per niente XD ma non fa nulla, voglio saperne di più lo stesso su questo Sho *____________* e cosa gli è successo :(
Certo che a Sho non gli è andata per niente bene a sto giro... prima è un fantasma e ora un moribondo XD
Jun ha fatto bene a stalkerare la famiglia Sakurai visto quello che ha scoperto *____* immagino ci resterà anche un pò secco per la sorpresa XD però l'ultima parte mi ha fatto emozionare non poco, sapevo che qualcosa di grosso stava per succedere e ad ogni scena mi saliva la tensione *_________________*
Amo Nino alla follia XDDDDD segare addirittura la porta pur di farlo uscire di casa... è un mito X°°°°°DDDD ma meno male che ci sono gli ohmiya, grazie a loro Jun è uscito dal suo stato depressivo u___u a mal estremi estremi rimedi XD
Ne voglio ancoraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa *____________________________* posta prestoooo *______________*
Grazie mille <3<3<3<3<3<3<3<3